PROPOSTA DI DISCUSSIONE SU STILE DI LAVORO E OBIETTIVI DEI COMITATI ANTI-SMOG

PREMESSA

Porto questo documento all’attenzione dei coordinatori dei comitati auspicando che la discussione su questi temi possa rientrare nelle forme di un civile confronto. Chiedo agli stessi coordinatori che venga diffuso e discusso con gli altri cittadini più impegnati nell’attività del comitato.

IL TESTO

Uno stato di profondo disagio è sorto da tempo a causa di alcune scelte non condivisibili effettuate dalla leadership dei comitati antismog, scelte che sottintendono un cambio di rotta rispetto a quella che aveva animato la decisione dei cittadini di costituirsi in comitati.
Voglio chiarire subito che le critiche vengono fatte non allo scopo di offendere la sensibilità di qualcuno, ma, al contrario, di evitare gli errori che stanno portando i comitati, a mio avviso, ad una vita stentata e senza prospettive.
Voglio affermare con la dovuta intensità d’accenti che il nostro riferimento non può limitarsi al popolo della sinistra che occorre ri“sveglia”re dal suo lungo torpore. Condivido la necessità di ottenere risultati in questo ambito, ma non abbiamo detto fino all’anno scorso che il problema dell’aria è di tutti, non solo del popolo di sinistra?
Il nostro riferimento è sempre lo stesso, quello su cui si basa ogni comitato spontaneo: il cittadino che vuole difendere il proprio territorio dalle scelte sbagliate dell’amministrazione attuale o di quella precedente, per continuità.
Ho già colto tra i comuni cittadini segnali preoccupanti di chiusura nei nostri confronti, di irrigidimento su base ideologica come se avessimo una targa di partito.
Serve, pertanto, agire pubblicamente, con atti concreti, per liberarci da questa cappa opprimente.

I RISULTATI DELL’AZIONE LEGALE

L’esito a noi favorevole della sentenza, ha stimolato l’interesse insieme alla preoccupazione dell’opinione pubblica sullo stato dell’aria.
Anche la Giunta ha dovuto, suo malgrado, tener conto di questo, prova ne sia la sua necessità di prendere provvedimenti, sì limitati, sì diversi dai “suggerimenti” del Giudice Ciccone, ma che a Bologna non si erano ancora sperimentati se non nell’occasione della visita del Papa: la chiusura al traffico della zona più centrale del centro storico nei week-end.
Certo che era auspicabile che si facesse di più, tuttavia questo è un segno evidente del cambio di rotta, di una auto-smentita pubblica del guazza-pensiero, cioè della teoria della completa liberalizzazione del traffico privato. Anche il fallimento della teoria della fluidificazione alla quale sono state sacrificate opere a favore dei mezzi pubblici ed in difesa della sicurezza dei pedoni e dei ciclisti, ha contribuito a questa svolta.
Siamo quindi al fallimento delle teorie della Giunta sul traffico, delle quali l’Ascom bolognese resta ora il fervente seguace e l’ ufficiale depositario. Il periodo attuale è favorevole come non mai per riuscire a scardinare lo stretto legame tra Ascom e bottegai. Bisogna tenerne conto. E’ inopportuno (vedere le dichiarazioni in proposito di un “comitato antismog”) accodarci alle critiche dell’Ascom alla Giunta, il nostro disaccordo è evidentemente su questioni del tutto diverse.
L’azione legale, in conclusione, è stata utile per aver messo i diritti nel giusto ordine: prima quello della salute. L’alto costo, anche in termini di impegno per molti di noi, affinché giungesse a buon fine, è stato nel complesso ben speso se si valutano tutti gli aspetti.
Tuttavia non è opportuno intraprendere una nuova iniziativa legale, perché non abbiamo ancora archiviato la prima e non ritengo sia questo il terreno privilegiato della nostra iniziativa.
Piuttosto occorre mettere in evidenza che non è stato ancora valorizzato per quello che è stato il risultato della nostra costosa e impegnativa vertenza con il comune.
Il contenuto della sentenza è chiaro, ma non è patrimonio neppure dei cittadini a noi più vicini.
Infatti le indicazioni del giudice vanno nel senso di una progressiva e decisa pedonalizzazione del centro storico. Non solo Sirio, quindi, ma una suddivisione del centro in zone, percorsi obbligati per i residenti in una zona. Il risultato che si vuole ottenere è una drastica riduzione del traffico e dell’inquinamento che ne consegue.
Vengono poste limitazioni alla circolazione dei motorini predisponendo opportunamente il sistema elettronico, costringendo l’amministrazione ad un controllo più capillare, con sistemi telematici più sofisticati e distribuiti in modo più capillare.
Al contrario la piattaforma dell’ 8 Febbraio, frutto di un confronto alla ricerca degli obiettivi comuni con gli studenti ed i lavoratori sulla strada, è stata assurta a programma dei comitati, restringendone fortemente il campo di iniziativa.
Questo svilimento del programma, su cui dovrebbe tra l’altro costituirsi un coordinamento, ha determinato un’adesione a cascata dei partiti. Si dovrebbe ragionare ora sul perché di queste adesioni convinte di tutto il centrosinistra: perché siamo tanto forti da tirarci dietro tutta la opposizione oppure perché gli obiettivi non sono particolarmente impegnativi per questi partiti ?
Noi dobbiamo pretendere, al contrario, un impegno preciso per la messa in opera della “piattaforma Ciccone” come primo passo per realizzare la richiesta del referendum dell’ 84.
Anche su questa disponibilità ad affrontare l’annosa questione, si può misurare la nostra capacità di incidere sul rinnovamento dei programmi dei partiti.

ALCUNE INDICAZIONI DI METODO

1) Mettere al primo posto l’iniziativa sugli obiettivi dei comitati. Il coordinamento ha un senso se riesce a rafforzare l’incisività e portare al successo i comitati, non a trasferire la lotta dal terreno locale a quello comunale contro la giunta.

2) Mettere sempre in evidenza il risultato del nostro lavoro, quando l’esito è positivo, manifestando apertamente la nostra soddisfazione , anche quando siamo riusciti a far compiere alla giunta scelte giuste. (Abbiamo perso una grossa occasione a non rivendicare come un nostro successo la chiusura del “centro del centro” nei week-end, esprimendo solo condanne per i limiti che ha avuto l’iniziativa).

3) Utilizzare il coordinamento come amplificatore per gli obiettivi concreti che si vogliono raggiungere, insignificanti per chi naviga nell’alta politica, ma che acquistano un valore per tutti se sono inseriti in un progetto di grande respiro. (La lotta contro il traffico , contro l’inquinamento atmosferico, in difesa di una strada, di una zona, di un’isola pedonale, a favore di una migliore destinazione di un’area pubblica acquistano importanza per tutti se la nostra ottica è quella di una città più vivibile sana e sicura, ed ognuno agisce per la propria zona o tematica di competenza).

4) Sostenere iniziative che riguardano :
LA SICUREZZA …………….

5) Sostenere iniziative che riguardano :
L’ELETTROSMOG : la necessità di una ricerca sugli effetti dell’elettrosmog, svolta direttamente su un campione di cittadini esposti. Lo scopo è quello di avviare la stessa procedura che ha portato l’Org.Mondiale della Sanità a stimare scientificamente gli effetti delle polveri fini sulle persone.

6) Salvaguardare l’indipendenza del coordinamento dai partiti politici anche adottando precise misure organizzative (incompatibilità tra cariche di partito e cariche negli organismi dirigenti del movimento).

7) Iniziare un confronto approfondito con Legambiente Bologna per verificare se sussistono i presupposti per una più stretta unità d’azione. Da parte nostra c’è l’esigenza di utilizzare il patrimonio di elaborazione di quella associazione, da parte “loro” la necessità di stringere un rapporto con i cittadini protagonisti di questa primavera dell’ ecologia.
I temi che riteniamo più importanti per un confronto con Legambiente-Bo sono :
- le garanzie per l’indipendenza dai partiti
- il programma per la città , sui temi ambientali in senso lato
- come salvaguardare l’indipendenza dei comitati in una struttura centralizzata
- discutere i temi per la costituzione di “gruppi di lavoro”.

CONCLUSIONE

In conclusione occorre sviluppare senza porre urgenze, un processo di aggregazione dei comitati della stessa zona e/o sulle stesse tematiche, consigliando la costituzione di associazioni regolarmente istituite.
Una forma di coordinamento può essere proposta tra i rappresentanti di queste organizzazioni (“portavoce”) che già siano in essere o che lo siano in prospettiva.
Non devono sussistere rigide disposizioni in termini di rappresentanza, tanto più quando si è nella fase di rodaggio.
Ogni “portavoce” avrà precise competenze, ma sarà anche disponibile a confrontarsi su tematiche di carattere più generale.
Bologna : 2 marzo 2002
Pietro Tagliati





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