QUANDO PARTECIPARE FA RIMA CON VA A CAGARE
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Il fioraio, la signora…scatologica,il
verde,il Presidente d’opposizione, il vicesindaco del medioevo e poi tante
domande senza risposta.
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di PATRIZIO ROVERSI
Ieri sera nel mio quartiere “davano” l’assemblea sul Piano Traffico. –Devi andarci!- mi dice mia moglie-Smettiamola di considerarci snobisticamente apolidi ed estranei a tutto: abitiamo qui e qui dobbiamo lottare per migliorare la nostra vita! Io bado alla cinna, tu vai e partecipa. Fatti valere-.
Vado a “partecipare”. Arrivo un po’ in anticipo e mi siedo a conversare con un ragazzo, che ha un negozio di fiori nel quartiere. –Sono qui per capire- mi dice- Io, se mi chiedono dei sacrifici in nome della collettività, li faccio volentieri. Ma mi hanno detto che vogliono fare il senso unico in via Mazzini per convogliare il traffico sulla parallela, che poi andrà a finire praticamente in un vicolo cieco, contro la ferrovia, creando altri ingorghi…-.
-Io invece sono qui per via Borgonuovo- rispondo io- Era un vicolino tranquillo. Da quando hanno cambiato il senso di marcia, ci hanno fatto passare l’autobus e ci hanno messo il semaforo è un inferno. Il portico è una camera a gas, non possiamo neanche aprire le finestre…-
Si comincia, mentre la sala si riempie. Il Presidente del Quartiere fa opera di prevenzione pompieristica, gettando acqua su un fuoco che per ora non brucia ancora: ci tiene a precisare che lui è di diverso colore politico rispetto alla Giunta e conclude dicendo: -Se la salute è un Bene Supremo, l’Economia non è un Bene Secondario-.
Mah. Sto ancora meditando su queste parole quando parte il filmino del Comune sul Piano Traffico, che non va oltre una serie di generali dichiarazioni d’intenti. Io voglio sapere di via Borgonuovo. Il fioraio vuole sapere di via Mazzini.
Si passa alla presentazione dei relatori, l’ultima ad essere presentata è un’ingegnera dell’ATC. –Ingegnere del cazzo!- sibila una distinta signora seduta alle mie spalle. Oddio, ma cosa sta succedendo?
Comincia a parlare il Vicesindaco: -Il centro della città è stato urbanizzato nel medioevo, quando al massimo qualche ricco poteva permettersi di andare a cavallo…-
Esplode senza preavviso la platea: -Vacci tu a cavallo!-, -Vai a cagare!-, -Stringi!-, -Ma non si possono dire cagate del genere!-. Mi viene il sospetto che forse non solo le strade sono rimaste quelle del Mille, ma anche la vita sociale rischia di tornare alle fazioni e alle corporazioni armate di bastoni di dantesca memoria, ma mi guardo bene dal dirlo a voce alta. Il fioraio invece,più coraggioso, cerca di calmare gli animi. Il coro che si leva alle mie spalle non è esattamente da tragedia greca, eppure ha una sua sinistra tragicità. E’ composto da gente ben vestita, le signore sono ben pettinate e colorate. Alcuni li conosco di vista, ricordo di averli visti dietro al bancone di un negozio. Io, quando 24 anni fa ho deciso di venire a stare a Bologna, l’ho fatto anche e soprattutto perché mi piacevano (e mi piacciono) i suoi bottegai: c’era un salumiere-filosofo che mentre affettava il prosciutto appoggiava sulla bilancia anche massime di assoluta leggerezza intellettuale, c’erano le sorelle lattaie piene di attenzioni materne nei confronti degli studenti con nostalgia di casa…Adesso, quando sono depresso, vado a fare due chiacchiere con i miei formaggiai e i miei fruttivendoli e a sentire le novità del quartiere dal mio edicolante. Il centro di Bologna è vissuto, arredato, intrattenuto e gestito soprattutto dai suoi commercianti. Tutte le persone che stanno sedute qui, dal Vicesindaco alla signora ossigenata dietro di me, hanno un interesse ultimo comune: che in centro ci possa venire un sacco di gente a passeggiare, chiacchierare e, perché no, comperare. Perché allora la signora urla di fronte alle affermazioni fin troppo scontate del Vicesindaco? Che cosa l’ha portata a questo livello di esasperazione? Forse la stessa cosa che esaspera me seppure da un punto di vista diverso: l’incapacità amministrativa di affrontare di petto un problema che sta rovinando la città. Ma trovare un punto di contatto non è facile. Comincia a parlare un tecnico del Comune. Riesce a dire solo che se qualcuno ha delle osservazioni può formalmente inoltrarle al Comune, in carta bollata e i soldi non andranno nelle casse comunali ma in quelle dello stato. –Vanno in tasca tua, idiota!- stavolta ad argomentare in modo così squisito è un signore. Quindi si apre il dibattito, ed è come se aprissero le danze prima ancora che l’orchestra abbia fatto in tempo a suonare la sigla d’inizio, prima ancora che qualcuno ci abbia realmente spiegato le novità del PUT. Ci sono interventi contro le multe. Applausi. C’è un dotto intervento che boccia il PUT perché parte da un presupposto darendorfiano e conflittualista, da una parte i commercianti e dall’altra i cittadini, mentre se una divisione esiste è fra ceti “produttivi” e ceti “parassitari”; impedendo l’uso del mezzo privato si vuole desertificare il centro, si vuole consegnare Bologna, come Los Angeles, alla barbarie della microcriminalità. Cita Emerson ”finché un uomo pensa è libero” e in negativo cita Lenin, secondo il quale “la libertà è un bene tanto prezioso che va razionata”.
Gli applausi sono inversamente proporzionali alla citazioni dotte, cioè non molti. Si alza coraggiosamente un ragazzo, abita in via Mazzini e dice che secondo lui è già desertificata dal traffico e dallo smog e che lui andrebbe volentieri a fare la spesa, se solo fosse un ambiente più vivibile. Coro: -Ma chi sei? Non t’ho mai visto!- Vai a stare in collina!- -Vai a cagare!- Effettivamente l’esortazione dissenterica è tra le più gettonate. Nei successivi interventi, tutti contrari al PUT risuonano affermazioni apodittiche: -Questo piano è da bruciare in piazza!- applausi- Non ci fanno girare con la macchina!- applausi- Siamo in democrazia!- molti applausi- Vogliono rovinarci per far piacere alla Coop rossa!- applausi- Lo dice anche Michele Santoro: per la sinistra l’opinione della gente non conta!- ovazione. Un signore parla di Perugia, dei suoi parcheggi attrezzati con scale mobili che ti portano in centro, un esempio da studiare e da seguire. Interessante. Ma non interessa nessuno, non rilanciano neanche i tecnici del Comune.
Poi, puntuale come nella struttura drammaturgica di ogni Tragedia, entra in scena l’Eroe, disposto a dare testimonianza di sé e anche ad immolarsi perché la Verità trionfi. Parla un giovane, dice di non capire perché mai tutti i genitori debbano portare i figli a scuola in macchina, propone l’uso della bicicletta…-Dice delle cagate!—E’ un sobillatore!—Siamo in democrazia, e se uno vuole usare la macchina, a te cosa importa.—Prendi il calesse, sei un gran semo!- Mi volto e cerco affannosamente la presenza rassicurante (per me che di destra non sono) di qualche dirigente politico di destra. Vorrei qualcuno che traducesse in termini politici questa protesta che innanzitutto dimostra di soffrire il fatto di non essere rappresentata e quindi si auto-umilia nell’invettiva. Il Presidente dell’ATC argomenta che sugli autobus si muovono migliaia di persone…
-Tutti extracomunitari!- chiosa una signora tra il pubblico. Mazza trova il coraggio di controbattere: -Siete dei pazzi scatenati se pensate di portare la gente in centro in macchina, sarebbe la paralisi!- Il Presidente del Quartiere teme il peggio, invece l’attacco diretto funziona, la platea rumoreggia, scorreggia ma non ripete l’invito escatologico.
Interviene anche un Consigliere Verde, comincia a parlare…Viene subito bloccato: -Ma che lavoro fa lui qui?- Se non sei un “ceto produttivo” non hai diritto di parola. Chi prova a calmare gli animi deve comunque far leva sui soldi, ripetere che curare i tumori ai polmoni in fondo è un costo sociale che dovremo pagare noi con le tasse. Cerca di concludere il Vice-sindaco: -Un’Amministrazione deve operare una sintesi equilibrata e questo equilibrio difficile rappresenta la complessità della politica…-Voce dalla platea ormai semideserta: -Sei un democristiano pentito!- Il Professor Pedrazzi sembra accusare dolorosamente l’impatto contro l’incomunicabilità.
Il fioraio immagino sia deluso. Io sono confuso: per capire cosa sia il PUT dovrò leggermi l’opuscolo. La domanda su via Borgonuovo la farò per iscritto, su carta da bollo.
Ma la domanda sullo stato della Democrazia, sul senso della Partecipazione, sulla funzione del Decentramento nell’Era della Demagogia telematica, a chi la spedisco?